happynomony – out 30.04.12

CLAP RULES Live + visual by CLAUDIO SINATTI, 10th Feb 2012, Smoking Kills Club, Milano

Clap Rules live @ Tipografia, 25.12.2011

CLAP RULES LIVE @ ELECTRIC ELEPHANT FESTIVAL

Clap Rules remix The Supermen Lovers

Here our remix:
The Supermen Lovers – Take a Chance (feat. Rick Bailey) (Clap Rules remix) by The Supermen Lovers


Listen our remix in the Aeroplane mix

Aeroplane October 2010 Mix by Aeroplane (Official)

Here the original:


The Supermen Lovers – Take a Chance (feat. Rick Bailey) by The Supermen Lovers

Rolling Stone Magazine

Clap Rules: profeti in patria

Intervista via email di Stefano Cuzzocrea

Ma quanto è utile la tecnologia? Ogni tanto si sente qualcuno che spara a zero su internet e sugli strumenti elettronici. Fessacchiotti. Possibile che non si rendano conto di quanto il mondo sia cambiato, di quanto sia più coeso, delle migliaia di opportunità che corrono ogni giorno attraverso i bus? Forse bisognerebbe condannare questi detrattori ad ascoltare 1.000 volte al giorno Nostalgia canaglia, ma probabilmente la maggior parte di loro pensa che per bus si intenda il 36 stracolmo che attraversa Via Nomentana a Roma(che negli orari di punta è già una condanna di per sé). Questi anacronistici censori della contemporaneità dovrebbero parlare con i Clap Rules. Chi sono?Fabrizio MammarellaAndrea GabrieleMax Leggieri, ecco chi sono.
Una triade di produttori, strumentisti e dj, ovvero un terzetto di gente che ha, in ogni sua partizione, l’assetto del musicista ad hoc per il millennio in corso. Ebbene, loro per suonare usano chitarre, tastiere, laptop (che anche nel traffico della Nomentana sono i computer portatili) e giradischi.
L’ultima parola della frase precedente, purtroppo, è ancora l’input per la solita polemica: ma il dj non è un vero musicista e “bla, bla, bla”, ovvero il pretesto per distinguere l’uomo di Neanderthal da quello che riesce a vedere oltre quella finestra sul piccolo mondo antico chiamata televisione (che poi è un elettrodomestico, se si vuole ridurre tutto ai minimi termini).
Tornando alla band e all’argomento di cui si sta trattando, ci sono giovani che vivono in Abruzzo e incidono per etichette discografiche di New York, Berlino, Parigi e Pescara, e che, per via della Rete, hanno amici e fan in tutto il mondo e hanno percorso più strada in un click di quanta ne abbia fatta il 36 sulla Nomentana da quando l’hanno asfaltata, ovvero fin dal secolo scorso. Sti ragazzi, tra l’altro, non solo sono stati scelti da Etienne De Crecy per realizzare un remix di Binary, (in uscita a luglio), ma hanno anche inciso per la DFA di James Murphy, un uomo e una label che fanno ballare gente in tutto il mondo e sono famosi pure sulla Nomentana (soprattutto dalle parti di Piazza Sempione). Traguardi importanti insomma. Tanto che qualcuno sostiene che i Clap Rules si siano montati la testa. Loro a chi gli pone queste accuse rispondono che “Mammarella fa pugilato”, segno che almeno come boxer, in effetti, qualche aria se la danno. Meglio non correre rischi, comunque, e intervistarli via email. E anche questo fa comprendere bene quanto possa essere utile la tecnologia…

Ma come avete fatto ad esautorare tutta l’italianità, mangiate gli spaghetti scotti a pranzo e la pancetta arrostita col caffè la mattina?
“Lo abbiamo fatto? Esautorata del tutto? Forse non sembriamo italiani semplicemente perché le cose che facciamo sono apprezzate un po’ più all’estero. Diciamo che questo dire ‘non sembrate italiani’ che somiglia a ‘pensavo foste fighi e invece siete degli sfigati italiani come me’ è dovuto alla grossa quantità di produzioni nostrane a cui siamo sottoposti ed alla percentuale bassa di qualità. Ma, attenzione, non è un problema italiano. In tutti i paesi chi si trova nel mondo della musica, chi la ascolta, la giudica, chi la fa si confronta inevitabilmente con tutta la produzione che ha, geograficamente o per relazioni sociali, attorno e, quindi, tutto quello che gli arriva dall’esterno sembra in qualche modo diverso e interessante, e probabilmente succede perché ogni cosa prima di riuscire a sconfinare ha attraversato numerosi filtri, ostacoli, giudizi, eccetera. Negare che di esterofilia soffriamo un po’ tutti è una baggianata, tant’è che si apprezza di più la musica celtica che il folk italiano, ma in realtà in entrambe le cose c’è del bello”.

Incidete per diverse label di culto contemporaneo, Dissident, Dfa, Tiny Stiks, Slow Motion, come ci siete arrivati, tramite il web o contatti meno virtuali?
“Il nostro primo ep, Old Sequencer è uscito per Tiny Sticks, etichetta londinese capitanata da Duncan Stump del duo inglese Mock & Toof . La stessa label è stata il tramite per la collaborazione/amicizia con il produttore californiano Michoacan, che ci ha scelto per realizzare un remix del suo primo singolo su Dfa. L’avventura con Dissident è stata una sorta di istantanea: abbiamo spedito Buio Omega all’indirizzo email trovato sulle copertine dei dischi precedenti della label, dopo solo due settimane il disco era nei negozi, niente contratto, niente soldi, niente royalty, 200 copie in limited edition andate a ruba; davvero una splendida filosofia per fare dischi, è come servire pesce fresco anziché surgelato. La musica, soprattutto quella dance, tende ad invecchiare molto velocemente ed alcune etichette hanno tempi biblici, ovviare al problema con queste metodologie svelte-svelte è una soluzione ottimale. Slow Motion, invece, è la giovane etichetta di un amico di Pescara trapiantato a Berlino. Prima si limitavano ad organizzare party in Italia e nella capitale tedesca, poi hanno deciso di cominciare a stampare musica dance di artisti italiani, perché era ora di iniziare a valorizzare la ricchissima scena new-italo”.

Dopo essere stati contattati da tedeschi e americani, adesso state collaborando anche con un po’ di gente in Francia…
“I francesi si sono confermati gente dal palato fino: abbiamo ricevuto grandi apprezzamenti da Alex Gopher, Cosmo Vitelli, Etienne de Crecy. Quest’ultimo, che negli anni ’90 era uno dei nostri miti, ci ha affidato un remix per il suo prossimo singolo Binary in uscita a Luglio, mentre la band Cocosuma ci ha chiesto di mettere le nostre mani sul loro nuovo singolo, The Jar, uscito da poco in versione digitale. Tra l’altro, Andrea ha pubblicato 3 dischi con etichette parigine e ha suonato diverse volte in Francia, sempre nel mondo della musica sperimentale o per eventi di moda, e ha collaborato con diversi artisti come Hypo, Fabriquedecouleurs, Edh. Lì c’è una grande attenzione alla cultura in generale e quindi anche per la musica; senza dubbio è un bel posto. In più, molti artisti francesi erano già stati a suonare da noi a Pescara, del resto Julien Fernandez ci è addirittura venuto ad abitare, ma conserva dei rapporti lavorativi con il suo paese d’origine: è a capo della Africantape e degli Chevreuille, quindi il buon Paolo Visci con la sua agenzia Clap-Dance organizza spesso live-set e dj-set di gente d’Oltralpe, sia nei club che all’Indierocket Festival. In pratica c’è una sorta di gemellaggio, tanto che i supermercati della zona vendono le baguette, quelle che dopo 20 minuti sono già buone come mazze da baseball”.

Parliamo di Pescara. Oltre ai concorrenti della trasmissione La pupa e il secchione, un sacco di gente non sa neppure in che regione si trovi, invece sembra sia un punto nodale per l’indie-clubbing italiano.
“Abbiamo iniziato a seminare un bel po’ di tempo fa. Qualcuno ricorderà il Peam, un meeting\festival di arte elettronica che è andato avanti dal 2003 al 2006, o il club Ecoteca, con il quale collaboriamo da 8 anni, che ha davvero fatto scuola per molti a Pescara. L’elenco degli artisti che sono passati di qui è lunghissimo, ed composto non solo di roba dance ma soprattutto di progetti sperimentali e azzardati, da tanto azzardo. Qui non si vede molto liberty, niente sculture romaniche, nessuna grande storia a cui dover rendere conto. Viviamo in una città molto giovane, un posto in cui passa un sacco di gente, in cui si vede molta più arte contemporanea che classica, tutte queste variabili, quindi, da una parte sono sinonimo di libertà e dall’altra rischiano di istigare delle gran cagate di provincia; ecco, di cagate qui se ne fanno ancora tante. Ma quando l’estate finisce e la spiaggia smette di rendere felici anche se con le pezze al culo, allora ci si dà fare e, tra l’altro, pare che in molti a Pescara ci abbiano preso gusto”.

Ha un senso parlare di dance oggi? Il clubbing è legato a doppia mandata al rock, con grande ira e risentimento da parte di ogni invadente chitarrista di formazione neo-classica…
“Il rock, per darsi una rinfrescatina, sta attingendo sempre più alla dance, basti sentire quante canzoni oggi adottano la formula “cassa dritta” e riff ipnotici. Probabilmente è proprio questa apparente semplicità a scoraggiare tanti musicisti di “formazione neo-classica” che non riescono ad emozionare il pubblico poiché pensano alla performance come un mero mezzo per soddisfare il proprio ego. La musica dance non è una gara di velocità o di tecnica, non si suona semplicemente per sé stessi, lo si fa con e per la gente che riempie il dancefloor. Le persone, a fine serata, si chiedono se si sono divertite e non se quell’armonia era fatta con una chitarra a 96 corde; quando il pubblico balla tutto si regge su un filo, o meglio, quando la gente balla c’è qualcosa di magico capace di rendere tutti felici, e basta un facile virtuosismo a rompere la magia. Nei live cerchiamo di trovare un equilibrio tra il nostro approccio dance e l’attitudine più funk da cui arriviamo, e fino ad ora questo baricentro ritmico sembra funzionare”.

Tema libero. Domanda a risposta aperta. Quesito: il dj…
“Il dj bravo è quello che di musica ne sa a pacchi. Quello che ti prende per braccio e ti porta su e poi giù, e poi di nuovo su e poi un attimo giù. Il dj è quello che può portarti ovunque. Il dj ama la musica più di ogni altra cosa e non accetta richieste. Il dj ha sempre almeno un disco nuovo nella sua borsa, che nessun’altro ha, e quando lo suonerà tutti si inchineranno alla sua saggezza. Il dj sa tutto di te. Ti osserva. Ama la musica ed il pubblico più di sé stesso, e ha voglia di darsi. Il dj non si è lavato le ascelle ma ha passato la giornata a selezionare i dischi per la serata. Il dj non ha bisogno di rimorchiare. Il dj non sbaglia un disco e non svuota mai la pista se non lo decide lui. Quando è così il va molto bene. Il dj non va bene se vuole sfondare tutto, se non ha mai ballato, se smanetta sui dischi in continuazione, se non è pronto al warm up, se usa droghe sintetiche prima di suonare e poi sviene”.

In Europa si parla sempre di french touch, di nuovi sound provenienti da Londra (dubstep in testa, al momento) e della famigerata ex tekno di Berlino, sono tutte fesserie in confronto ai novi trend americani oppure è la puzza sotto il naso dei newyorkesi a mettere il tanfo di trash su certe cose? Qualche giorno fa, parlavo con una scultrice di Manhattan e mi diceva che lì Lcd Soundystem e Hot Chip rientrano nel girone del pop becero e insignificante…
“Forse quello che hanno capito prima di noi gli amici d’oltreoceano è come vendere le loro robe. Gli americani continuano ad appiopparci degli aspiratori non funzionanti porta a porta, figuriamoci se non riescono a venderci una delle cose che sanno fare meglio, ovvero la musica. Hanno una marcia in più che noi non potremo mai avere, almeno finché non ricominceremo ad insegnare a suonare a scuola; con questa didattica obsoleta te la fanno odiare la musica a scuola, e non va bene. French touch è un bell’aggettivo, ma lo sono anche spanish touch, italian way, japan yeah, norwegian mood, croatian beat, o helvetica for ever. forse il problema sta nel fatto che siamo alla ricerca di una musica così globalizzata da poter funzionare in qualsiasi posto del mondo, ma non è così: ogni sound ha un suo contesto in cui ha ragione d’esistere. Difatti la scultrice di Manhattan di cui parli, magari, non se ne fa nulla di Lcd e Hot Chip ed è felicissima di ascoltare Black Eyed Peas, Luigi Tenco o Jhonny Mutanda. Va bene così. La musica ci piace per questo, perché è infinita”.

Vi state dedicando parecchio ai remix; pare che il secondo disco sia sempre il più difficile nella carriera di un artista, ma arriverà?
“Abbiamo lavorato a tutta una serie di remix per Inflagranti, Michoacan, Cocosuma, Etienne De Crecy, Kerrier District ed i tempi di registrazione del nostro secondo disco, in effetti, si sono un po’ dilatati. Ma le idee per fortuna non mancano, lavoriamo in studio quasi quotidianamente e cerchiamo sempre di sperimentare cose nuove, esplorare territori mai frequentati assieme prima e cose del genere. Ora stiamo editando un pezzo tra groove hip hop, slanci funk e incursioni disco, contemporaneamente abbiamo composto delle cose più da dancefloor, e, nel frattempo, ognuno di noi porta avanti progetti e collaborazioni parallele che fanno, comunque, tanto bene a Clap Rules visto che tutte le nostre esperienze vengono sempre rimescolate all’interno del complesso”.

DSC_6572Si rimorchia ancora tanto facendo i musicisti, oppure la crisi ha investito anche la sessualità degli artisti? E, visto che ci siamo, parliamo un po’ delle condizioni del mercato discografico, magari, deficienze, soluzioni, altre cause, metodologie innovative e contemporaneità varie…
“Che c’entra il trascinare un’imbarcazione o un veicolo agganciandolo a un altro con il mercato discografico? Il vinile va bene, il cd ha rotto le palle, il digitale ha talmente tanti vantaggi che non si può dire che non sia comodo. Ecco, se tutti comprassero il digitale anziché scaricarlo sarebbe molto bello; alla fine costa poco e spendere 1 euro per un pezzo che ti piace, anziché 20 per un cd di plastica schifosa, in cui gli altri 9 pezzi sono un po’ così, è molto meglio. Ma poi ormai la musica la si ascolta in streaming. Sì, certo, in teoria è contro il nostro interesse, ma è inutile dire il contrario. La fruizione della musica varia in continuazione e sempre più velocemente. Siamo in pochi ad avere un impianto hi-fi (e infatti come suona vecchio chiamarlo impianto hi- fi) ed un bel lettore cd o un giradischi, tutti sentono gli mp3 da pc muniti di altoparlanti, oppure dall’i-pod, o addirittura dal telefonino. E poi c’è l’auto, molti ascoltano i cd in auto, e là magari l’audio è anche buono, ma la musica è sempre in secondo piano; ormai si ascoltano gli album mentre si chatta sui social network o mentre si guida, invece a noi piace di più quando la si ascolta e basta. Quando metti su il disco, il disco gira, buon volume, buona qualità e via, le emozioni arrivano. O quando sei in un buon club e te la balli. Il vinile, conta solo il vinile. La carta, e la bellissima copertina che lo avvolge, la puntina che tocca il disco e il soffiarci sopra credendo di togliere la polvere. Un consiglio? Etichette, stampate i vinili e distribuite in digitale le canzoni. E qualcuno per favore ripari tutti quei giradischi in disuso che sono in giro”

Intervista: Stefano Cuzzocrea
photo: Ivan Divanto

19 GIUGNO 2010 CLAP RULES LIVE @ LA MAJA, PESCARA

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15 apr. 2010 CLAP RULES LIVE AT ELITA 2010

15 Apr. 2010

CLAP RULES LIVE at ELITA, Milano

http://www.elitamilano.org/

http://www.elitamilano.org/program/music-program/artist/clap-rules-feat-mammarella/

Clap Rules live @ toky club

Clap Rules live @ Toky Club, Pescara
19th Feb. 2010