IN FLAGRANTI – THROUGH THE RABBIT HOLE (CLAP RULES REMIX)

from http://www.saintwoods.com/music/in-flagranti-through-the-rabbit-hole-clap-rules
POSTED ON JUL 7TH 2010 BY CHEF BRIAN.

in-flagranti

As marketing gimmicks go, In Flagranti’s smut disco schtick is pretty brilliant.  This shouldn’t obscure the fact that the group consistently puts out some of the best records in the genre though.  Their latest release, Through a Rabbit Hole, is a whole new kind of weird.  Guest Natalie Smash’s vocals glide over a wonky synth loop punctuated by detuned horn samples.  Add the drums, and you have a track that’s strangely confident, if lost in its own little world.  Moscow’s remix cranks up the tempo and santitizes the track for the dancefloor, though the programming is tight enough that it’s not boring.  My pick is the Clap Rules remix though, which seems made for lazy hazy summer days.  Watch out for these guys  – and if you haven’t already, check out their remix of Michoacan – In the Dark of the Night on DFA.

Rolling Stone Magazine

Clap Rules: profeti in patria

Intervista via email di Stefano Cuzzocrea

Ma quanto è utile la tecnologia? Ogni tanto si sente qualcuno che spara a zero su internet e sugli strumenti elettronici. Fessacchiotti. Possibile che non si rendano conto di quanto il mondo sia cambiato, di quanto sia più coeso, delle migliaia di opportunità che corrono ogni giorno attraverso i bus? Forse bisognerebbe condannare questi detrattori ad ascoltare 1.000 volte al giorno Nostalgia canaglia, ma probabilmente la maggior parte di loro pensa che per bus si intenda il 36 stracolmo che attraversa Via Nomentana a Roma(che negli orari di punta è già una condanna di per sé). Questi anacronistici censori della contemporaneità dovrebbero parlare con i Clap Rules. Chi sono?Fabrizio MammarellaAndrea GabrieleMax Leggieri, ecco chi sono.
Una triade di produttori, strumentisti e dj, ovvero un terzetto di gente che ha, in ogni sua partizione, l’assetto del musicista ad hoc per il millennio in corso. Ebbene, loro per suonare usano chitarre, tastiere, laptop (che anche nel traffico della Nomentana sono i computer portatili) e giradischi.
L’ultima parola della frase precedente, purtroppo, è ancora l’input per la solita polemica: ma il dj non è un vero musicista e “bla, bla, bla”, ovvero il pretesto per distinguere l’uomo di Neanderthal da quello che riesce a vedere oltre quella finestra sul piccolo mondo antico chiamata televisione (che poi è un elettrodomestico, se si vuole ridurre tutto ai minimi termini).
Tornando alla band e all’argomento di cui si sta trattando, ci sono giovani che vivono in Abruzzo e incidono per etichette discografiche di New York, Berlino, Parigi e Pescara, e che, per via della Rete, hanno amici e fan in tutto il mondo e hanno percorso più strada in un click di quanta ne abbia fatta il 36 sulla Nomentana da quando l’hanno asfaltata, ovvero fin dal secolo scorso. Sti ragazzi, tra l’altro, non solo sono stati scelti da Etienne De Crecy per realizzare un remix di Binary, (in uscita a luglio), ma hanno anche inciso per la DFA di James Murphy, un uomo e una label che fanno ballare gente in tutto il mondo e sono famosi pure sulla Nomentana (soprattutto dalle parti di Piazza Sempione). Traguardi importanti insomma. Tanto che qualcuno sostiene che i Clap Rules si siano montati la testa. Loro a chi gli pone queste accuse rispondono che “Mammarella fa pugilato”, segno che almeno come boxer, in effetti, qualche aria se la danno. Meglio non correre rischi, comunque, e intervistarli via email. E anche questo fa comprendere bene quanto possa essere utile la tecnologia…

Ma come avete fatto ad esautorare tutta l’italianità, mangiate gli spaghetti scotti a pranzo e la pancetta arrostita col caffè la mattina?
“Lo abbiamo fatto? Esautorata del tutto? Forse non sembriamo italiani semplicemente perché le cose che facciamo sono apprezzate un po’ più all’estero. Diciamo che questo dire ‘non sembrate italiani’ che somiglia a ‘pensavo foste fighi e invece siete degli sfigati italiani come me’ è dovuto alla grossa quantità di produzioni nostrane a cui siamo sottoposti ed alla percentuale bassa di qualità. Ma, attenzione, non è un problema italiano. In tutti i paesi chi si trova nel mondo della musica, chi la ascolta, la giudica, chi la fa si confronta inevitabilmente con tutta la produzione che ha, geograficamente o per relazioni sociali, attorno e, quindi, tutto quello che gli arriva dall’esterno sembra in qualche modo diverso e interessante, e probabilmente succede perché ogni cosa prima di riuscire a sconfinare ha attraversato numerosi filtri, ostacoli, giudizi, eccetera. Negare che di esterofilia soffriamo un po’ tutti è una baggianata, tant’è che si apprezza di più la musica celtica che il folk italiano, ma in realtà in entrambe le cose c’è del bello”.

Incidete per diverse label di culto contemporaneo, Dissident, Dfa, Tiny Stiks, Slow Motion, come ci siete arrivati, tramite il web o contatti meno virtuali?
“Il nostro primo ep, Old Sequencer è uscito per Tiny Sticks, etichetta londinese capitanata da Duncan Stump del duo inglese Mock & Toof . La stessa label è stata il tramite per la collaborazione/amicizia con il produttore californiano Michoacan, che ci ha scelto per realizzare un remix del suo primo singolo su Dfa. L’avventura con Dissident è stata una sorta di istantanea: abbiamo spedito Buio Omega all’indirizzo email trovato sulle copertine dei dischi precedenti della label, dopo solo due settimane il disco era nei negozi, niente contratto, niente soldi, niente royalty, 200 copie in limited edition andate a ruba; davvero una splendida filosofia per fare dischi, è come servire pesce fresco anziché surgelato. La musica, soprattutto quella dance, tende ad invecchiare molto velocemente ed alcune etichette hanno tempi biblici, ovviare al problema con queste metodologie svelte-svelte è una soluzione ottimale. Slow Motion, invece, è la giovane etichetta di un amico di Pescara trapiantato a Berlino. Prima si limitavano ad organizzare party in Italia e nella capitale tedesca, poi hanno deciso di cominciare a stampare musica dance di artisti italiani, perché era ora di iniziare a valorizzare la ricchissima scena new-italo”.

Dopo essere stati contattati da tedeschi e americani, adesso state collaborando anche con un po’ di gente in Francia…
“I francesi si sono confermati gente dal palato fino: abbiamo ricevuto grandi apprezzamenti da Alex Gopher, Cosmo Vitelli, Etienne de Crecy. Quest’ultimo, che negli anni ’90 era uno dei nostri miti, ci ha affidato un remix per il suo prossimo singolo Binary in uscita a Luglio, mentre la band Cocosuma ci ha chiesto di mettere le nostre mani sul loro nuovo singolo, The Jar, uscito da poco in versione digitale. Tra l’altro, Andrea ha pubblicato 3 dischi con etichette parigine e ha suonato diverse volte in Francia, sempre nel mondo della musica sperimentale o per eventi di moda, e ha collaborato con diversi artisti come Hypo, Fabriquedecouleurs, Edh. Lì c’è una grande attenzione alla cultura in generale e quindi anche per la musica; senza dubbio è un bel posto. In più, molti artisti francesi erano già stati a suonare da noi a Pescara, del resto Julien Fernandez ci è addirittura venuto ad abitare, ma conserva dei rapporti lavorativi con il suo paese d’origine: è a capo della Africantape e degli Chevreuille, quindi il buon Paolo Visci con la sua agenzia Clap-Dance organizza spesso live-set e dj-set di gente d’Oltralpe, sia nei club che all’Indierocket Festival. In pratica c’è una sorta di gemellaggio, tanto che i supermercati della zona vendono le baguette, quelle che dopo 20 minuti sono già buone come mazze da baseball”.

Parliamo di Pescara. Oltre ai concorrenti della trasmissione La pupa e il secchione, un sacco di gente non sa neppure in che regione si trovi, invece sembra sia un punto nodale per l’indie-clubbing italiano.
“Abbiamo iniziato a seminare un bel po’ di tempo fa. Qualcuno ricorderà il Peam, un meeting\festival di arte elettronica che è andato avanti dal 2003 al 2006, o il club Ecoteca, con il quale collaboriamo da 8 anni, che ha davvero fatto scuola per molti a Pescara. L’elenco degli artisti che sono passati di qui è lunghissimo, ed composto non solo di roba dance ma soprattutto di progetti sperimentali e azzardati, da tanto azzardo. Qui non si vede molto liberty, niente sculture romaniche, nessuna grande storia a cui dover rendere conto. Viviamo in una città molto giovane, un posto in cui passa un sacco di gente, in cui si vede molta più arte contemporanea che classica, tutte queste variabili, quindi, da una parte sono sinonimo di libertà e dall’altra rischiano di istigare delle gran cagate di provincia; ecco, di cagate qui se ne fanno ancora tante. Ma quando l’estate finisce e la spiaggia smette di rendere felici anche se con le pezze al culo, allora ci si dà fare e, tra l’altro, pare che in molti a Pescara ci abbiano preso gusto”.

Ha un senso parlare di dance oggi? Il clubbing è legato a doppia mandata al rock, con grande ira e risentimento da parte di ogni invadente chitarrista di formazione neo-classica…
“Il rock, per darsi una rinfrescatina, sta attingendo sempre più alla dance, basti sentire quante canzoni oggi adottano la formula “cassa dritta” e riff ipnotici. Probabilmente è proprio questa apparente semplicità a scoraggiare tanti musicisti di “formazione neo-classica” che non riescono ad emozionare il pubblico poiché pensano alla performance come un mero mezzo per soddisfare il proprio ego. La musica dance non è una gara di velocità o di tecnica, non si suona semplicemente per sé stessi, lo si fa con e per la gente che riempie il dancefloor. Le persone, a fine serata, si chiedono se si sono divertite e non se quell’armonia era fatta con una chitarra a 96 corde; quando il pubblico balla tutto si regge su un filo, o meglio, quando la gente balla c’è qualcosa di magico capace di rendere tutti felici, e basta un facile virtuosismo a rompere la magia. Nei live cerchiamo di trovare un equilibrio tra il nostro approccio dance e l’attitudine più funk da cui arriviamo, e fino ad ora questo baricentro ritmico sembra funzionare”.

Tema libero. Domanda a risposta aperta. Quesito: il dj…
“Il dj bravo è quello che di musica ne sa a pacchi. Quello che ti prende per braccio e ti porta su e poi giù, e poi di nuovo su e poi un attimo giù. Il dj è quello che può portarti ovunque. Il dj ama la musica più di ogni altra cosa e non accetta richieste. Il dj ha sempre almeno un disco nuovo nella sua borsa, che nessun’altro ha, e quando lo suonerà tutti si inchineranno alla sua saggezza. Il dj sa tutto di te. Ti osserva. Ama la musica ed il pubblico più di sé stesso, e ha voglia di darsi. Il dj non si è lavato le ascelle ma ha passato la giornata a selezionare i dischi per la serata. Il dj non ha bisogno di rimorchiare. Il dj non sbaglia un disco e non svuota mai la pista se non lo decide lui. Quando è così il va molto bene. Il dj non va bene se vuole sfondare tutto, se non ha mai ballato, se smanetta sui dischi in continuazione, se non è pronto al warm up, se usa droghe sintetiche prima di suonare e poi sviene”.

In Europa si parla sempre di french touch, di nuovi sound provenienti da Londra (dubstep in testa, al momento) e della famigerata ex tekno di Berlino, sono tutte fesserie in confronto ai novi trend americani oppure è la puzza sotto il naso dei newyorkesi a mettere il tanfo di trash su certe cose? Qualche giorno fa, parlavo con una scultrice di Manhattan e mi diceva che lì Lcd Soundystem e Hot Chip rientrano nel girone del pop becero e insignificante…
“Forse quello che hanno capito prima di noi gli amici d’oltreoceano è come vendere le loro robe. Gli americani continuano ad appiopparci degli aspiratori non funzionanti porta a porta, figuriamoci se non riescono a venderci una delle cose che sanno fare meglio, ovvero la musica. Hanno una marcia in più che noi non potremo mai avere, almeno finché non ricominceremo ad insegnare a suonare a scuola; con questa didattica obsoleta te la fanno odiare la musica a scuola, e non va bene. French touch è un bell’aggettivo, ma lo sono anche spanish touch, italian way, japan yeah, norwegian mood, croatian beat, o helvetica for ever. forse il problema sta nel fatto che siamo alla ricerca di una musica così globalizzata da poter funzionare in qualsiasi posto del mondo, ma non è così: ogni sound ha un suo contesto in cui ha ragione d’esistere. Difatti la scultrice di Manhattan di cui parli, magari, non se ne fa nulla di Lcd e Hot Chip ed è felicissima di ascoltare Black Eyed Peas, Luigi Tenco o Jhonny Mutanda. Va bene così. La musica ci piace per questo, perché è infinita”.

Vi state dedicando parecchio ai remix; pare che il secondo disco sia sempre il più difficile nella carriera di un artista, ma arriverà?
“Abbiamo lavorato a tutta una serie di remix per Inflagranti, Michoacan, Cocosuma, Etienne De Crecy, Kerrier District ed i tempi di registrazione del nostro secondo disco, in effetti, si sono un po’ dilatati. Ma le idee per fortuna non mancano, lavoriamo in studio quasi quotidianamente e cerchiamo sempre di sperimentare cose nuove, esplorare territori mai frequentati assieme prima e cose del genere. Ora stiamo editando un pezzo tra groove hip hop, slanci funk e incursioni disco, contemporaneamente abbiamo composto delle cose più da dancefloor, e, nel frattempo, ognuno di noi porta avanti progetti e collaborazioni parallele che fanno, comunque, tanto bene a Clap Rules visto che tutte le nostre esperienze vengono sempre rimescolate all’interno del complesso”.

DSC_6572Si rimorchia ancora tanto facendo i musicisti, oppure la crisi ha investito anche la sessualità degli artisti? E, visto che ci siamo, parliamo un po’ delle condizioni del mercato discografico, magari, deficienze, soluzioni, altre cause, metodologie innovative e contemporaneità varie…
“Che c’entra il trascinare un’imbarcazione o un veicolo agganciandolo a un altro con il mercato discografico? Il vinile va bene, il cd ha rotto le palle, il digitale ha talmente tanti vantaggi che non si può dire che non sia comodo. Ecco, se tutti comprassero il digitale anziché scaricarlo sarebbe molto bello; alla fine costa poco e spendere 1 euro per un pezzo che ti piace, anziché 20 per un cd di plastica schifosa, in cui gli altri 9 pezzi sono un po’ così, è molto meglio. Ma poi ormai la musica la si ascolta in streaming. Sì, certo, in teoria è contro il nostro interesse, ma è inutile dire il contrario. La fruizione della musica varia in continuazione e sempre più velocemente. Siamo in pochi ad avere un impianto hi-fi (e infatti come suona vecchio chiamarlo impianto hi- fi) ed un bel lettore cd o un giradischi, tutti sentono gli mp3 da pc muniti di altoparlanti, oppure dall’i-pod, o addirittura dal telefonino. E poi c’è l’auto, molti ascoltano i cd in auto, e là magari l’audio è anche buono, ma la musica è sempre in secondo piano; ormai si ascoltano gli album mentre si chatta sui social network o mentre si guida, invece a noi piace di più quando la si ascolta e basta. Quando metti su il disco, il disco gira, buon volume, buona qualità e via, le emozioni arrivano. O quando sei in un buon club e te la balli. Il vinile, conta solo il vinile. La carta, e la bellissima copertina che lo avvolge, la puntina che tocca il disco e il soffiarci sopra credendo di togliere la polvere. Un consiglio? Etichette, stampate i vinili e distribuite in digitale le canzoni. E qualcuno per favore ripari tutti quei giradischi in disuso che sono in giro”

Intervista: Stefano Cuzzocrea
photo: Ivan Divanto

Clap Rules remix Cocosuma

Hear the new single “The Jar” (remixed by Clap Rules) on VenusZine.com

http://www.venuszine.com/clips/video/music/119/Exclusive_Premiere_Cocosuma

RA review Through The Rabbit Hole

[...] Clap Rules embrace the absurdity, warming up the arrangement with shimmering clouds of colour, bass-dwelling synth noodling, live keys and chirping birds for a trip into cosmic soul [..]

http://www.residentadvisor.net/review-view.aspx?id=7533

CLAP RULES AND DFA ON “MAX”

max

Dfa detta legge

AL CENTRO DELLA NUOVA SCENA ROCK NEWYORKESE, LA LABEL SFORNA NOMI E SUCCESSI PLANETARI, ANCHE ITALIANI. VI DICE NIENTE CLAP RULES?

I metodi clinici sono bizzarri a volte. Lo psichiatra tedesco Hans Prinzhorn, ad esempio, raccoglieva le produzioni artistiche dei suoi pazienti. E tra i meriti di questo originale dottore d’altri tempi c’è sicuramente quello di aver ispirato inconsciamente un gruppo inglese, chiamato appunto Prinzhorn Dance School. Il tour italiano della band si è concluso un paio di settimane fa ed ha riacceso i riflettori, mai spenti a dire il vero, su un concetto di new wave in linea con il millennio in corso, stile e marchio di fabbrica dell’etichetta Death From Above. Cos’è la Dfa? Se non si fa altro che parlare della nuova scena rock di New York da qualche anno, la colpa è proprio di questa eccentrica e danzereccia label.

I responsabili della suddetta onda sonora sono due, Tim Goldsyworth e James Murphy. Da quando questa coppia ha aperto bottega, pare che la Grande Mela brulichi di nuovi nomi che riempiono una scena in piena regola. I nomi? Rapture Vampire Weekend in testa, ma ancheHot ChipYacht, oltre ad almeno una dozzina di altri talenti meno altisonanti. Il segreto? Fondere i postumi della no wave americana di fine 70, il punk, il funk e il clubbing, onorare David Byrne e gli afircanismi ritmici, smuovendo così le masse in un ballo sfrenato che ha travolto il mondo intero. Le novità? La minore è tutta italiana è si fa chiamare Clap Rules, ovvero un giovane complesso pescarese che, per primo tra i connazionali, ha firmato un remix per la rinomata casa discografica a stelle e strisce.

Gli abruzzesi hanno inciso la propria personale versione di un brano originariamente appartenente a Michoacan, In the dark of the night, venendo fuori dal buio con credenziali che li portano adesso tra gli allori della disco planetaria. Ma il meglio deve ancora venire.
Il fatidico giorno è il 16 di maggio pare, data in cui il nuovo album degli Lcd Sounsystem vedrà la luce. Chi sono? Si dà il caso che Tim Goldsyworth e James Murphy oltre a produrre dischi strepitosi per gli artisti del proprio roster abbiano formato, cinque anni fa, questa band, ormai difficile da ignorare, avendo già macinato successi e hit tali da cambiare le regole del punk e dell’acid house simultaneamente. Ebbene il loro This is Happening è già pronto, tanto che il duo lo ha già messo in streaming, ovvero a disposizione dei fan per consentirgli innumerevoli ascolti in anteprima. E qualora i brani dovessero incontrare i favori del pubblico, si potrà anche preordinare una copia dall’album dallo stesso sito, tanto per ribadire che il web, certo, sta cambiando il mondo della musica, ma non necessariamente in peggio…

go to “max” website article

In Flagranti – Through The Rabbit Hole review

Artist: In Flagranti
Title: Through The Rabbit Hole
Label: Codek
Genre: Disco/Nu-Disco
Format: Digital

It must be great being In Flagranti – rightly lauded by the chairmen of the discothèque for their astounding back cat of filth infused cowbell crudities (which stretches all the way back to the days before electroclash) the Swiss duo of Sasha Crnobrnja and Alex Gloor currently enjoy the jetset DJ lifestyle, get asked to remix all and sundry, can hand pick who they want to remix their own tracks and still have the time spare to go though reams and reams and films of 70s porn to shoot pretty hilarious promo videos and cover their vinyl releases in.

2010 started with “Ex Ex Ex”, their last single proper and a slew of accompanying sweat inducing remixes from the likes of Riton, DJ Wool, Headman and Golden Bug that got maximum dance floor exposure from club veterans like Diplo through to young whippersnappers such as Stopmakingme. Since “Ex Ex Ex’s” release the Swiss duo have put out a couple of under the counter edits on the sly (of course all available at Juno Download) and some five months on we now have their latest single.

“Through The Rabbit Hole” sees Sasha Crnobrnja & Alex Gloor, once again working with sultry vocalist Natalie Smash, demonstrate their adeptness at delivering slow burning chuggers along with the more familiar brand of filth inflected uptempo disco jams with the added bonus of some truly genius remixes. The original is five minutes of pure smacked out sex groove with Smash’s woozey vocals wrapped round a lolloping drum beat and a honky tonk approach to arppegiated synths. There’s also a real structure to the track which is sometimes lacking from the majority of music that gets swept under the nu-disco umbrella. The aforementioned remix genius comes in the shape of four truly different reinterpretations courtesy of the new and old guard of Italian discoteria and two British producers demonstrating their prowess under new guises.

Despite being considered as something of an innovator in Italo disco you can count the number of official remixes from Danielle Baldelli on both hands, thus it’s something of a coup on In Flagranti’s part to secure a remix from Baldelli and cohort Dionigi which is all snappy percussion, plonky keys and yet more arppegiated synth. Indeed this could be transported from the minimal wave era that has been documented so well recently via Stones Throw and Angular. A more contemporary Italian reimagination is offered up via supergroup Clap Rules, with a remix that retains the slow tempo of the original and fully demonstrates the nuances of the trios’ production skills – some lovely farty bass on this one.

Justin Robertson’s reputation as best dressed chicken in the discothèque is bettered only by his long list of staunch productions under a slew of aliases – from Lionrock to Revtone – and it is under his latest Deadstock 33s that “Through A Rabbit Hole” gets reworked as an off kilter sea shanty of a remix with a killer bass-line. Matt Waites premiered his Moscow alias at the turn of the year via “Throw Up” on Endless Flight and more recently on Lo Rec’s LOEB offshoot, with his love for the propa haus sound allowed to beam through away from the electro confines of his Nightmoves moniker. His remix of “Through The Rabbit Hole” ups the tempo and is aimed squarely for the dance floor – a neat way to end off yet another superlative EP from In Flagranti.

Review: Tony Poland

Clap Rules interview on Radio 2, Traffic

Listen here the podcast of Traffic broadcast of 15th april 2010 with Clap Rules interview by Carlo Pastore and Brenda Lodigiani

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Resident Advisor reviews In the dark of the night

http://www.residentadvisor.net/review-view.aspx?id=7361

The recently released video for Michoacan’s “In the Dark of the Night” is like visual onomatopoeia—the exact series of images that ought to come with such a loose-jointed psych-disco jam. A sweaty mess of slow motion dancers, condensation on glass, refracted psychedelic colours and indeterminate disco-ball glimmers perfectly accompany Fernando Miranda Rios’ sprawling composition, which, according to the sleeve notes, was “recorded at [his] mom’s house (under some very suspicious circumstances).”

Cosmic disco has been a common thread for many of Michoacan’s previous releases for Grayhound and Tiny Sticks, but this DFA debut sees him adopting a much woollier production style. A drink-spiked wooziness warps and fragments the opening melody, before it unfolds into a 100 BPM tempo, with a reggae-inflected bassline, live drums and Rios’ layered half-spoken vocals contributing the grit, while disco synth trails and starbursts rain down from above.

If the original is the shuffling and stoned disco maestro at the tail end of a lost weekend, the B-side remix from Italy’s Clap Rules is its showered, shaved and sober alter ego. A grinding electro-disco bass, wah-wah guitars, handclaps and bongo breakdowns swallow much of the shambolic charm of the original, and it’s more than a little DFA-by-numbers, but it serves as a more accessible option for those who prefer their disco well-lit and well-mannered.

clashmusic track of the day

rumore aprile 2010

In The Dark of the night review by Simon Spacerock

Jump to Comments

“There comin’ in the dark at night………….”!

Damn right! – they also seem to be coming in large chunks from DFA at the moment – simply pumpin’ one great debut release out after the other!

Someone give their A&R man and Label Manager at great hug - “Mr. Ambassador – you are positively spoiling us!”.

Michoacan – or better known as – Fernando Miranda Rios to his mum – provides an awesome debut release for DFA in the shape of – “In The Dark At Night”- after having released stuff for Grayhound, Headinghome, Lektroluvv, Smash Hit Music Co., Speak Recordings, Bearfunk and Tiny Sticks.

The slow-burning, acoustic-ridden original of this is the aural equivalent of an 18 wheel Desert Train running you over in steady mid-tempo, funki’fied, space’y fashion complete with Space-Boogie spelled in large capital letters.

Flip the beast over and Italy’s – Clap Rules – deconstructs the track entirely by structuring a HUGE wah wah driven, Disco-splattered monster of a remix, which wouldn’t find itself out of place in an episode of “Starsky & Hutch”.

With plenty of 8 Bit action coupled with glossy keys, Funk oozing from every pore and a phat bassline to hold onto this is exactly the kind of stuff you wanna dance naked to while eye-ing up a blind Doberman!

Large – very!

Mp3: Michoacan – In The Dark At Night (Clap Rules Remix)

In the dark of night review

from http://beachonthemoon.com/2010/02/20/clap-rules-remix-new-michoacan-single/

I
’ll make this one short and sweet, and I’m just about to head out of town for the weekend. But I’ll leave you folks with this terrific new Michoacan track remixed my the Italian trio Clap Rules. I’ve written on the stellar work that Clap Rules have put out in the past, but this remix is one of their best efforts to date. The minimal drum and synth beat puts the Clap Rules stamp of authenticity on “In The Dark of The Night”, but the vocals from the A side make this remix the complete disco package. Keep your eyes pealed for a new 12″ from Clap Rules later this year, and be sure to hit the DFA store for a pre-order of this great single.

Pre-OrderMichoacan – “In The Dark of The Night” out March 30th on DFA

MP3

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

the scenic blog review

from http://thescenicblog.blogspot.com/2010/03/clap-rules.html

Clap Rules is a relatively new found Italian talent consisting of Fabrizio Mammarella, Andrea Gabriele and Max Leggieri. The group released their first EP titled “Old Sequencer” last year on British label Tiny Sticks and was rated record of the year by Disco Delicious and Piccadilly. They have recently released a remix for Michoacan on DFA. If you enjoy the sounds of Telespazio, Mock & Toof and Rodion you’ll love this.

In the Dark of the Night – Michoacan (Clap Rules remix)

Bonus! from their debut EP:

Old Sequencer – Clap Rules